I
3>&
STRANIERA
MELODRAMMA IN DUE ATTI
^ix voc^teóeidctvóv
NEL GRAN TEATRO LA FENICE
IL CARNEVALE DELL'ANNO i33i-3a.
DI FELICE ROMANI
DEL MAESTRO BELLINI
?1I
LA VEDOVA CASALI EDITRICE
M.DCCC.XXXII.
Direttore dell'Orchestra
Mares Gaetano.
Primo Violino di Balli
Capitamo Girolamo.
Primo Violino
Fiorio Gaetano.
Primo dei Secondi
Stramanon Pietro.
Prima Viola
Ricci Francesco.
Primo Violoncello
FlORAVANZO GIUSEPPE»
Primo Contrabasso
Foruco Giuseppe.
Primo Flauto e Ottavino
De Palli Giuseppe.
Primo Oboe e Corno Inglese
Salvi ani Clemente.
Primo Clarino
Pezzana Lodovico.
Primo Fagotto
IT A ZZI TlNCENZO.
Primo Corno^
Ziffra Antonio.
Prima Tromba e Tromba a Chiave
\incenti Gio. Battista,
Arpa
Madama Gujon.
PITTORE DELLE SCEKE MACCHINISTA ED ILLUMINATORE
S*G. BAGNAR A FRANCESCO SIG. ZECCHINI ANTONIO».
Membro delVI. B. Accademia Vestiario
di Belle Arti.
DI proprietà' dell appaltatore
ATTREZZISTA
SIG. GALXINA PIETRO. Direttore della Copisteria
SIG. GIACOMO ZAMBONI».
ARTISTI DI DANZA
Compositore de*1 Balli.
Gioja Ferdinando.
Primi Ballerini Serj Assoluti
Maglietta Luigi — Olivieri Maglietta Teresa.
Primi Ballerini Serj
Ronchi Giuseppe. — Turpixi Bedotti Giuseppa.
Primo Ballerino Italiano
D' Amore Michele.
Primi Artisti assoluti per le Parti
Molinari Niccola. — Bencini Molinari Giuditta.
Primi Ballerini per le Parti
Bedotti Antonio. — Frontini Tilli Giuseppina.
Altro primo Ballerino per le Parti
Zannini Paolo.
Primi Ballerini di mezzo Carattere
Bencini Francesco. Diani Adriana.
Romulo Raffaello. Rabbujaù Tomrnasina.
Diani Gaetano. Romulo Settimia.
Paganetti Carlo. Baldargi Annetta.
Brianza Giacomo. Bertolini Carolina.
Franzini Gaetano. Dr Amore Carolina.
Vienna Carlo. Carboni Teres a.
Ceirano Giuseppe. Chiesa Adelaid e.
Pizziconi Emi Lia.
Corpo di Ballo N.° 12 Coppie.
N.° 60 Comparse.
AVVERTIMENTO,
iS ebbene il Romanzo da cui tolsi il soggetto del
presente Melodramma, sia noto abbastanza al più dei
Lettori^ nulladimeno mi sia permesso di presentarne
un certo qual sunto per chiarir l'antefatto, il quale a-
vrebbe richiesta una pro tasi, se non impossibile a far-
s^ difficilissima certo in un componimento per musica.
Un cortigiano del Duca di Pomerania avea pro-
messa alla bella Agnese , figliuola del suo Signor e, di
ottenerle la mano di Filippo Augusto re di Francia ,
dov' essa li consegnasse un anello, una ciocca de' suoi
capelli e il suo ritratto. & incauta Agnese prestossi a
cotanto raggiro, e in fatti divenne sposa di Filippo, il
quale ripudiò Isamberga, principessa di Danimarca ,
a ciò spinto, dicono gli storici di quei tempi, da inespli-
cabile avversione : imperocché la notte istessa del suo
matrimonio fuggito era dalla stanza nuziale, tutto spa-
ventato e compreso d orrore. Colpito d'anatema il re
di Francia, dovette ripigliare la prima sposa. Agnese,
bandita da Parigi, fu rilegata in Brettagna nel castel-
lo di Karcncy, ove Filippo comandava che trattata fos-
se da regina, anzi vi spediva in segreto Leopoldo ,
principe di Merania, fratello di lei, per invigilare sul-
la sua sicurezza, il quale stabilivasi nei dintorni sotto
il nome di Barone di V aldeburgo . Ma la misera A-
gnese, nojata della sua pomposa prigione, approfittan-
do del divieto avuto di lasciarsi vedere da chicchessia,
lasciò nel castello uri' amica che mollo le somigliava^
-e ritirossi in una capanna solitaria presso il lago di
Montolino a piangere in libertà la sua colpa e le sue
sventure. Quivi pure , perseguitata dal suo tristo de*
stinOj non potè trovar pace ; imperocché i rozzi abi-
tanti dei dintorni vistala fuggire ogni consorzio , an-
dar coperta da un velo e gemere nei luoghi più deser-
ti, presero a temerla qual fattucchiera^ e a crederla ta-
le*, di maniera che invogliarono di conoscerla il conte
Arturo di Ravenstel, discendente dagli antichi princi-
pi di Brettagna^ giovane ardentissimo ? il quale s' in-
namorò perdutamente di lei, e deliberò di sposarla i seb-
bene già fidanzato ad Isolcttar figliuola del sig. di Mon-
tolino. Le conseguenze di questo amore formano il no-
do deW azione, e in essa, io spero, appariranno chia-
ramente^ ad onta degli ostacoli che mi si fecero in-
nanzi in un soggetto così fantastico , e più di tutto a
malgrado de/P impostami necessità di non troppo di-
scostarmi dalP intenzione del Romanziere.
Felice Romani.
L A
§ 1 1 & lì lì 1 11
PERSONAGGI
ÀLAIDE ( La. Straniera )
Signora Giuditta Grisi.
Il Signore di MONTOLINO
Sig. Natale Costantini.
ISOLETTA, di lui figlia, fidanzata ad
Signora Ann'ma Del Sere.
ARTURO, Conte di Ravenstel
Sig. Domenico Reina.
Il Barone di VALDEBURGO
Sig. Domenico Cosselli.
IL PRIORE degli Spedalieri
Sig. N. N. '
OSBURGO, confidente di Arturo
Sig. Alessandro Giacobini.
CORI e COMPARSE
Dame e Cavalieri — Gondolieri e Pescatiici — Spedalieri
Cacciatori — Guardi e
Vassalli di Montolino.
Maestro al Cembalo, Istruttore e Direttore de' Cori
di Donne e Uomini
Sig. LUIGI CARCANO.
Rammentatore
Sig. ANTONIO FAVRETTO.
JL7 azione è in Brettagna nel Castello di Montolino
e nei dintorni
L'epoca è del i3oo circa.
I versi virgolati si omettono per brevità.
SCENA PRIMA.
Atrio nel Castello di Montolino : di fronte il lago, e
al di là del lago veduta del villaggio illuminato.
Quanto si vede indica che si sta celebrando una festa.
Si festeggia in fatti l'anniversario in cui la Brettagna è stata re-
stituita dagl'Inglesi a Filippo Augusto , e il vicino matrimonio
à Isoletta di Montolino con Arturo di Ravenstel.
Il lago è sparso di navicelle addobbate e illuminate. Q,de-
si da lontano una lieta armonia e festose voci di applauso. A poco
a poco si sente distinto il canto : ed ora da una, ora dall' altra
navicella, uomini e donne cantano le seguenti strofe a Coro :
Coro I. d'uomini.
oga, voga, il vento tace,
Splendori gli astri in cielo azzurro }
Sol con placido susurro
Bacia i lidi il dolce umor.
Voga, voga : è Palma pace
Messaggera delPamor.
Coro I. di donne.
O Castel di Montolino,
DelP amor già sei soggiorno \
io ATTO
Quando spunti il nuovo giorno
Lo sarai ci' Imene ancor.
Voga, voga : egli è vicino
Di due cori a fare un cor.
Cogo li, d'uomini.
Lievi, lievi in sen del lago
Tuffan Pali amiche aurette \
E la luna vi riflette
Il suo placido splendor.
Voga, voga : elP è l'imago
D' innocente e casto ardor.
Coro II. di donne.
A noi reca un'aura pura
L'olezzar del suol fiorente :
Al romor della corrente
Mesce il lido il suo romor.
Voga, voga : è la natura
Che si desta, e sente amor.
SGENA II.
Yaldeburgo e Isoletta.
Vald, Trista e pensosa, mentre a te d'intorno
Tutto sorride, abbandonar sì tosto,
Isoletta, puoi tu la nobil festa
Che delle nozze tue precede il giorno ?
Isol. Col cuor trafitto dalla festa io torno.
Sì5 Valdeburgo, a te d'Arturo amico,
PRIMO 1 1
A te, pietoso cor, tutte io confido
Le segrete mie pene.
Gioia da questo Imene
Più sperar non poss'io ... Cambiato è Arturo,
Crudelmente cambiato ... Un altro oggetto
Su queir anima ardente arbitro impera.
Vald. Altro oggetto ! e il sai tu ?
Isol Sì : la Straniera.
Vald. Che dici ? ignota donna,
Raminga, errante e da ciascun fuggita,
Preporre a te, spirto gentile e raggio
D'innocenza e beltà ? Deh ! non pensarlo,
Vano sospetto ei fia.
Isol. Fatto, ahi ! fatto è certezza alPalma mia ...
( dopo aver guardato intorno^ prende Valdeburgo con
precauzione^ e gli dice :
Io la vidi.
Vald. Tu ! che ascolto ?
Dove? quando ?
Isol. Jer, sul lago.
Vald. E ti parve ?
Isol. Agli atti, al volto.
Non mortai, divina imago ...
Ma il suo schifo a me dannante
Via sparì com'ombra errante,
E ne usciva un suon dolente,
Qual sospir d'un cor morente^
E d'Arturo al nome unita
Questa voce di dolor :
Ogni speme è a te rapita
Che riponi nell'amor.
Vald. Qual mistero !
Isol II più funesto ...
i2 ATTO
Io ne tremo.
Vald. E Arturo intanto ? ...
IsoL Più noi veggo.
Vàld. Oh ! come presto,
Per te sorse il dì del pianto !
Giovin rosa, il verghi seno
Schiudi appena al ciel sereno,
E già langui scolorita,
Gioco al vento struggitor,
Ah ! Paurora della vita
E Paurora del dolor !
Ma fa core : è forse Arturo
Meno reo che tu non credi.
IsoL Mi abbandona lo spergiuro ^
E in che istante, oh Dio! tei vedi.!
Vald. Spera, ah ! spera ...
IsoL Ognor presenti
Al pensier ho quegli accenti ...
( Ogni speme è a te rapita
( Che riponi nelPamor.
Vald. ( Ah ! P aurora della vita
( E Paurora del dolor !
SCENA III.
Odonsi grida lontane. Una navicella bruna attraversa il lago:
vedesi in essa la Straniera coperta d'un velo nero. Molte barche
Tinseguono.
Coro La Straniera ! la Straniera! (in lontano
Jsol. Cielo ! è dessa. (sbigottita riconosccnd.
Coro Ahi ! trista festa,
Se Piniqua fatucchiera
PRIMO io
Del suo aspetto la funesta !
Isol. Odi ! Ahi lassa! è vero, è vero.
[tremante a V aldebiirgo)
Vaici Sgombra, ah ! sgombra un van timor.
Precidetele il sentiero.
Coro Si raggiunga.
SCENA IV.
Accorrono da varie parti il signor di Moktolino, Osburgo,
ed altri cavalieri ec. Isoletta è tremante appoggiata a Yalde-
BURGO.
Mon. Qual romor !
Che mai veggo ? figlia ! ...
(Veggendo Isoletta^ e accorendo a lei.)
Isol. Ah padre !
Odi tu ? sciagura a noi.
Mon. e E tu pur di vili squadre
Coro II terror divider puoi ?
Isol La Straniera !... Arturo!... oh ambascia!
Trema il cor, nè sa perchè.
Osb.^ Mont. e Coro.
Lo spavento al volgo lascia ^
Troppo indegno egli è di te.
( Isoletta si avvicina a Valdeburgo^ e con-
ducendolo in disparte le dice con som-
ma passione.)
Isol. Oh tu che sai gli spasimi
Di questo cor piagato,
Tu solo puoi comprendere,
Se giusto è il mio terror.
Deh ! per pietà, confortami,
i/f ATTO
Conduci a me P ingrata •
Oppur mi assisti a reggere
Al peso del dolor.
Vald. Nascondi altrui le lagrime,
Acqueta il cor turbato ^
Io spero, io voglio riedere
A te consolator.
Ma se restar tu vittima
Dovessi di un ingrato,
Un seno dove piangere
E a te serbato ancor.
Coro: Mon.^ Osò.
Ritorna ai giochi, e mostrati
Con volto men turbato :;
Non far che il nostro giubilo
Rattristi il tuo timor.
( /soletta parte con Valdeburgo seguitata
dal Coro, A poco a poco la scena rima-
ne vuota. )
SCENA V..
MONTOLINO e OSBURGO.
Mon. Osburgo? ... Io non divido
La sicurezza tua.
Osò. Tu pur col volgo
Temerai la Straniera ?
Mon. Arturo io temo.
Questo disprezzo estremo
\y Isoletta e di me, questo sì strano
De'suoi doveri oblio, d'onde in lui nato ?
PRIMO i5
Osb. Da un cor, ben tei diss'io, sempre agitato.
?j Un inquieto istinto
55 Di tristezza lo pasce, e lo strascina
55 Ove geme l'affanno e la sventura
55 Nelle vietate mura;
55 Ove nascosta ad ogni sguardo alberga
55 La bandita dal trono e dagli altari,
55 Agnese di Merania, osò l'insano
» Con suo periglio penetrare un giorno,
55 Saper lo dèi.
Mori. 55 Fama ne corse intorno.
5? Giusta lo spinse allora
55 Pietà d'Agnese, chè la sua caduta
» Di stupore colmò l'Europa intiera.
55 Ma d'ignota straniera
55 Perchè tanto pensier ? ...
Osb. 55 Pietade istessa
» Lo guida a lei, perchè la crede oppressa.
Mon. 55 Funesta al suo riposo
55 Indole è questa ...
Osb. 55 E la lusinga e nutre
55 Questo stranier, misterioso anch'esso,
55 Che di tanta amistade a lui si è stretto.
Mon. ?5 Ben dici : e aver sospetto
55 Dobbiam di tutti.
Osb. 55 E sovra tutti attento
5? Io veglierò 55. Ad ogni costo, sposo
Fia d'Isoletta tua l'unico germe
De' nostó prenci ...
Mon. Me possente a un tempo,
E te ricco farai. Purché si stringa
Cotesto nodo, l'avvenir non curo.
Osb. In me riposa - È ne'miei lacci Arturo, (partono.)
ATTO
SCENA VI.
Interno della capanna ov'abita la Straniera.
Arturo entra guardingo, ec.
Art. E sgombro il loco ... Rimaner degg'io,
O non visto partir ? - Beato albergo,
Irresistibil forza,
Come un magico cerchio, in te m'arresta :
L' aura, sì Paura eh5 ella spira è questa.
{f inoltra ec.)
Oh ! potess'io scoprire,
Cara donna, chi sei ^ scioglier potessi
Il velo in cui ti copri anco a te stessa ! ...
( s'accorge di un ritratto ec.)
Un ritratto ? ... veggiam ... è dessa, è dessa.
Ricco manto la copre, il crin le cinge
Serto di gemme ... Eri tu dunque un tempo
Più felice, mio ben. Parla, deh ! parla.
Più felice di pria può farti Arturo ,
Se confidarti alPamor suo consenti ...
(odesi da lontano un suono di liuto.)
Qual suon...Essa è Alaide... oh cari... accenti!
Una voce che canta da lontano
I.
Sventurato il cor che fida
Nel sorriso delPamor.
Brilla e muor qual luce infida
Che smarrisce il viator.
Art. E mesta la sua voce.
Meste come il suo cor son le sue note.
PRIMO
Voce più vicina
ih
Infelice il cor che apprezza
Alto stato e verde età.
Una larva è la grandezza,
Fior caduco è la beltà.
Art » Fortunato chi puote
» Dar confortò a quell'alma, e far che un riso
» Torni a brillar su juelPamabil viso !
Voce i icin issim a .
III.
Ogni speme, ogni ventura
Lunghi dì durar non può.
Solo, ahi ! solo il pianto dura,
E per sempre io piangerò.
SCENA VII.
Arturo va per uscire : incontra in Alaide.
M è vestita di nero.
Art. Alaide!
Alai. Che miro . In queste soglie,
Sciagurato, che cerchi?
Art A te vicino,
Un istante di pace.
Alai. E meco il lutto,
La sventura, il dolor.
Art. Divider teco
Tutto il peso vogF io de'mali tuoi.
Alai Dividere i miei mali ? ah tu noi puoi !
18 ATTO
Compiangimi soltanto •
Altro non t' è concesso.
Art. In tuo soccorso
Forse il cielo m'invia. Credilo a questo
Che mi spinge ver te potere arcano ;
Credilo alPamor mio. T' amo, lo sai,
E son tuo, tuo per sempre, io tei giurai.
Alai. Tenero cor ! ( che dico !
Ove trascorro ? ) Va^ lasciami, fuggi,
Non t' appressar. Insuperabil pose
Fra noi barriera il Ciel. Deh ! non punirlo
DelPamor suo, gran Dio !
Sola io merto soffrir ... La rea son io.
Art. Che ascolto ! E fia verace
Dunque la fama ? E tu proscritta, errante,
Infamata, avvilita ...
Alai. Cessa! ah! cessa! qual voce hai proferita?
Non io, non io, t'avrei
Oltraggiato così, se al mio cospetto
Accusato ti avesse il mondo intero.
Esci.
Art. Ah ! m'odi : io t'ofFesi, è vero, è vero.
Serba, serba i tuoi segreti ;
Rispettarli ognor prometto :
Ma eh' io t'ami invan mi vieti
Mio destino è questo affetto :
Tu sei Paura ch'io respiro,
Sei la luce, il sol ch? io miro :
Quanti beni ha il mondo e il cielo
L'amor tuo mi può donar.
Alai. Taci, taci} è l'amor mio
Condannato sulla terra;
Associarti non poss' io
PRIMO i,
, Al destili che mi fa guerra.
Segui il tuo, del mio migliore,
Me cancella dal tuo core*..
Ah ! cosi potessi anch' io,
Te dal cuore cancellar.
Art. M'ami adunque? oh gioia estrema!
M'ami, e speri d' obliarmi ?
Alai. Io lo debbo... Parti, e trema...
Più infelice almen non farmi.
Art. Te vo5 lieta, te felice \
Farti tale ancor mi lice.
Da regnanti io son disceso.
Posso un serto a te recar.
Alai. Ahi ! funesto, ahi tristo peso !
Qui deserta io vo' spirar.
a 2.
Art. Ah ! se tu vuoi fuggir
Il mondo e il suo splendor.,
Io ti saprò seguir
In un deserto ancor.
Qualunque sia sentiery
Ameno fia con te ^
Parrà la vita a me
Un sogno di piacer.
Alai. Ah! non ti lusingar !
Ti perde il tuo desir.
Io nacqui per penar,
Per fare altrui soffrir.
Si oscura il ciel per me,
Per me s' attrista il Sol ;
Mi regge appena il suol,
Perchè coprir mi de.
(si sente di lontano suono di caccia)
ATTO
Odi ... qual suon !
Si adunano
I cacciatori intorno.
Irne dèi tu : festeggiano
Delle tue nozze il giorno.
Io del castel la vergine
Sposata ancor non ho.
Insano, e me far vuoi
Rea dei spergiuri tuoi ?
E sempre a far dei miseri
Dannata, o ciel, sarò?
Me sciagurata L.
Ah! calmati!
Addio per sempre ...
Ah! no!
a 2
Alai. Un ultimo addio
Ricevi, infelice 5
Di più non pos-s'io;
Di più non, ti lice :
Quel pianto mi cela
Che il ciglio ti vela...
Pregare tu dèi,
Non pianger per me,
Neil' ore serene
Che il ciel ti sorride,
Deh ! pensa che in pene
Lasciasti Alaide }
E un raggio di calma,
Implora ad un' alma
Che forse più misera
EN fatta per te.
20
ArL
Alai,
ArL
Alai.
ArL
Alai.
ArL
PRIMO ai
Art. Ch' io possa lasciarti !
Crudel, non ho core :
Dovevi mostrarti
Men degna d' amore.
Per chi t5 ha veduta,
Per chi V ha perduta,
Un peso è la vita,
Soffribil non è.
Se V ira ti preme
Degli astri tiranni.
Ci colgano insieme,
Ci oppriman gli affanni :
EN mia la tua sorte
In vita ed in morte,
O teco sommerso,
O salvo con te.
SCENA Vili.
Luogo remoto ov' è posta la capanna della Straniera
ombreggiata da piante silvestri. — - Di prospetto s'in-
nalzano alcune rupi, a piedi delle quali è il lago.
Odonsi da lontano suoni di corno e grida confuse coi suoni, in-
dizio di romorosa caccia. Le grida a poco a poco si avvicina-
no, e suonano distinte : attraversano quindi la scena varii cac-
ciatori : indi Osburgo e Cono.
Voci lontane.
1. Campo ai veltri.
2. Il cervo è uscito.
3. Corre, vola.
4. Si dilegua.
22 ATTO
Tutti Via pei clivi è già sparito ... (sortono)
Giù pel piano ognun P insegua.
Osb. e Lungo il lago, dove i boschi
Coro Son più densi, son più foschi,
Un drappel veloce scenda
Ogni varco a rinserrar.
Corra un altro e i colli ascenda,
L'ardue cime ad occupar.
(Alcuni cacciatori corrono u sinistra della selva;
altri salgono di fronte e si perdono fra i diru-
pi. Rimane Osburgo e trattiene porzione di
cacciatori^)
Osb. Questo è il luogo ... Là ... in quel tetto
La Straniera fa soggiorno.
Coro Abborrito, orrendo oggetto!
Osb. Di punirla è presso il giorno.
Coro Sì, punirla.
Osb. Vi frenate;
La promessa rammentate . . .
Tutti Qui non visti - qui segreti,
Appiattati - queti, queti,
Esploriam, spiam gl? indegni
Suoi pensieri, suoi disegni . . .
Con qual arte, con che modi
Tragge Arturo a vaneggiar.
Scopri rem le inique frodi }
Le sapremo vendicar. (si disperdono)
SCENA IX.
Valdeblrgo e Arturo.
Vald. Ti trovo alfin. {incontrandosi)
Art. Tu di me in traccia ?
PRIMO
Vald. Tutti
Sono in traccia di te. Stupisce ognuno
Che delle nozze tue fugga tu stesso
Il lieto festeggiar 5 ma un cor ne geme,
Un cor non preparato a tal ferita.
Art Oh ! Valdeburgo! a me tu porgi aita.
10 d' Isoletta apprezzo
La candid' alma, la beltà ne ammiro,
11 dolce favellar, gli atti soavi:,
Ma...
Vald. Prosegui.
Art Io non l'amo.
Vald. Ah ! tu F amavi.
Sì, tu Famavi, Arturo,
Pria che i tuoi sensi affascinar sapesse
Donna indegna di te, proscritta, oscura,
E infame forse ; tal d' intorno è grido,
Tal ogni labbro con orror ne parla.
Art. O amico ! odila pria di condannarla.
Vuoi tu del cieco volgo
Prestar fede alle accuse?
Vald. E tu più cieco
Al desio, che t5 illude ? Ah! squarcia, amico,
Squarcia la benda alfìn, ricovra in seno
DelF innocenza: ella V attende ancora,
Bella senza prestigi, e a te sorride . ..
Art E tu vedi, o crudel, vedi Alaide.
Sì : questa grazia imploro,
Valdeburgo, da te. . . Vedila e poi,
Se consigliar mi puoi
Che per sempre io la fugga ... io tei prometto
La fuggirò . . .
Vald. La tua promessa accetto.
24 ATTO
SCENA X.
Mentre si avviano verso la capanna di Alaide vedesi el-
la stessa uscire dalla foresta.
Ari Eccola.
Alai. Cielo! (Veggendo Vald.)
Vald. Agri. . . (correndo a lei)
Alai. Taci!
Ah ! qual gioia . . . (si abbandona nelle brac-
cia di Vald. che la stringe)
Art. ( guardando entrambi turbato) ( Oh sospetto ! )
Vald. ( accorgendosi delP agitazione d? Art. )
Arturo ! sgombra
I dubbi tuoi: de' miei prim? anni io vedo
La compagna in costei. Credi.
Art. Tel credo.
Poiché la stringi al seno,
Ella è scolpata assai: libero io posso
Senza rimorso amarla.
(Si appressa con trasporto ad A laide. Vald. lo
prende per un braccio e lo allontana.)
Vald. Ah! fuggi: più che mai tu dèi scordarla.
Art. Io ! che mai dici ? . . .
Alai. Ahi! misera!
Vald. Fuggir, fuggir la dèi.
Art. Parla: perchè?
V ald. Noi chiedere.
Art. È forse colpa in lei ?
Vald. No.
Art. altri amante è forse ?
Vald. No.
PRIMO
Art. D' altri sposa ?
Vald. No.
Art. Dunque chi puote opporse ?
Vald. Tutto .
Alai. Ah! non dirlo.
Art. (con impeto ) Il so.
Tu sol t'opponi, o perfido . . .
Ornai squarciato è il velo.
( per impugnare la spada )
Alai. Gessa.
Vald. Insensato ! ascoltami.
A»rt. Tu mi tradisci.
Alai. Oh! cielo!
Art. Almen tu parla, e aita (ad Alaide )
La mente mia smarrita
Pronunzia un solo accento :
Di' che rivai non ho.
Alai. Deh ! m' odi . . .
Art Un solo accento.
( con tutto r impeto della gelosia)
Rivai mi è desso?
Alai. Ah! no.
( Un momento di silenzio. A laide si volge come
supplichevole a Vald. che la guarda fisamente
come in aria di rimprovero. Arturo si avvicina
a lui.)
Vald. No : non ti son rivale }
Non io ti tolgo a lei.
Necessità fatale
Ti vieta amar costei.
Ti arrendi al prego estremo
Di chi ti è amico ancor.
Art. Ah! se non m' è rivale,
26 ATTO
Che vuol da me costui?
Per qual poter fatale
Tremi dinanzi a lui ?
Qualunque ei sia, noi temo.
Il mio potere è amor.
Alai. No: tu non hai rivale...
Io più non amo, il sai ...
Ma se di me ti cale.
Lasciami in pace ornai.
Per me disastro estremo
É il tuo funesto amor.
Vaiti. Poiché senno in lui non resta,
Nè virtù di cavalier,
Tu mi segui. (ad Alaide)
Ari. (snuda la spada) Arresta, arresta,
Un di noi qui dee cader.
Vald. Sconsigliato'! (ponendo la mano sulla spada)
Alai. Ah! ver non sia...
La tua vita, Arturo, è mia.
Art. Oh ! Ala'ide ! parla, imponi,
Qual più vuoi di me disponi.
Tutto, fuor che altrui lasciarti,
Tutto Artur per te farà.
« Alai. Cedi adunque, ah! cedi e parti...
Art. Ti vedrò?
Alai. Lo giuro... Va.
a 5
Art Cedo, cedo} a te m'involo,
Ma un accento mi conforti.
Dimmi almeno, dimmi solo
Che perdoni a' miei trasporti,
Che la smania non t' offende
PRIMO 27
Il tumulto del mio cor.
Alai. Mi vedrai, mia fè n'avesti, 9
Ma, deh! va, se amor mi porti...
Tu mi perdi se più resti,
Se rinnovi 1 tuoi trasporti...
Da te sol, da te dipende
Ogni ben ch'io spero ancor.
Vald. Vanne alfine, o sciagurato,
Al dover più non opporti,
Arrossir, in te tornato,
Tu dovrai de' tuoi trasporti!
Del furore che t'accende
Proverai rimorso in cor.
(si dividono e partono per diversa via)
SCENA XI.
Arturo, indi Osburgo e C.*ociatori.
(Comincia a poco a poco ad oscurarsi il cielo, e
a minacciare tempesta^ che nelP ultima scena
scoppia con estrema violenza. Arturo rimane
lungamente immobile e assorto in profondi
pensieri)
Art. Che mai penso ? Un dubbio atroce
Mi rimane, e il cor mi preme...
Si discacci... Ah! la sua voce
Non si acqueta, e ognor più freme...
Rio presagio !... il ciel si oscura.
Trista e squallida è natura...
Ogni oggetto il lutto veste
Di un tradito e morto amor.
Ah! fuggiam... son larve queste...
28 ATTO
Sogni son del mio timor.
( si avvia per partire : esce Osburgo dal lato op-
posto eoi Coro)
Osb. e Coro.
Odi, Artur...
Art. Mi lascia.
Coro Ah! riedi}
Non partir ... Tu sei tradito.
Art. Io? da chi... [ritorna indietro)
Coro Da chi più credi {circondandolo)
Fido a te, V inganno è ordito ...
Art. Come? dove?...
Coro La Straniera
A cui fò tu presti intera...
Valdeburgo, a cui tu cieco
Ti abbandoni e ognora hai teco,
Da gran tempo accesi in petto
Da segreto e vile affetto.
Paventando che il tuo scorno
Possa alcuno a te scoprir ...
Di nascosto al nuovo giorno
Han deciso di fuggir ...
Art. Ciel che sento!
Coro Noi nel bosco,
Non veduti dagl'indegni,
Col favor delP aer fosco,
Tutti udimmo i lor disegni...
Hanno entrambi a te celato,
A te finto e nome e stato...
Ambidue dai patrii liti
Fur cacciati, fur banditi...
Accusati d' inudite
Di esecrande reità.
PRIMO 29
"Art, Ah! cessate ... non seguile
Coppia rea ! tremar dovrà.
Coro Taci, taci ... acqueta P ire ...
Fingi ancor, non ti scoprire ...
Non dar campo ai menzogneri
D' inventar più rei misteri ...
Ti convinci da te stesso
Dove giunga il loro eccesso ...
Poi prorompi, e sia bandita
Ogni voce di pietà ...
Art. Oh ! perfidia !
Coro Fia punita.
Art. Oh ! furor !
Coro Si sfogherà.
(il Coro tragge seco Art. e si disperde)
SCENA XII.
Alaide e Valdeburgo escono dalla capanna ;
indi Arturo che si cela, ec.
Alai. Ah ! non partir : già stende
Oscura notte il velo :
Fosco, nebbioso è il cielo :
Non una stella appar.
Vald. Finche un sol raggio splende,
E gli elementi han posa,
Per la foresta ombrosa
Saprò la via trovar.
Alai. Ti rivedrò ?
Vald, Domani.
Art. (Ecco gP indegni insieme.)
Alai. Pensa che a me rimani
Unica guida e speme.
3o ATTO
Art. (Perfida!)
V ald. E tu sovvienti
De5 sacri giuramenti :
Tu dèi fuggire Arturo,
Tu dèi con ine partir.
A lai. Oh ! Leopoldo! io giuro
I passi tuoi seguir.
V ald. e Alaide.
Addio per poco ! addio
Fino alla nuova aurora f
Saremo uniti allora
Per non lasciarci più.
Art. ( Empio ! V estremo addio
All' infedel dai tu. )
SCENA XIII.
Valdeburgo riconduce Alaide alla capanna : quand1 essa è
rientrata, esce Arturo dal suo nascondiglio.
A rt. Leopoldo !
Vald. Oh ! ciel ! quai nome ! (datf aho)
Art. Leopoldo!
Vald. Artur ! (riconoscendo la voce)
Art. Discendi.
V ald. Che vuoi tu ?
Art. Vendetta.
( con voce repressa e con tutto P impeto del
furore )
Vald. Come ?
Art. Mal t' infingi : ti difendi.
Vaiò Qual furor !
Art. Estremo è desso.
PRIMO 3i
Vald. Chi lo accende ?
u4rt. Tu ... tu stesso.
Vald.lo? ...
Art. Si ... taci, e il ferro stringi,
Se pur senso è in te dJ onor.
Vald. Sciagurato, a che m'astringi ? ...
(Combattono; V aldeburgo retrocede incalzato da
Arturo fino alla riva del lago: è ferito^ e va-
cilla )
Art. Muori.
Vald. Oh ! Arturo ! (cade nel lago)
SGENA XIV.
Comparisce dalla capanna di Alaide con una face in mano.
Alai. Qual romor !
( s? incontra in Arturo che scende furioso )
Chi vegg' io ?
Art. Son vendicato.
Alai. Qual parlar ? ... ohimè qual sangue ?
Art. Del fellon da me svenato ...
Alai. Ah ! dov' è ?
Art. Nel lago, esangue.
Alai. Che mai festi ?
Art. Il tuo tesoro ...
Leopoldo ... ucciso io V ho.
Alai. Ah ! il fratel ...
Art. Fratello ? ( spaventato )
Alai. Io moro.
A rt. (dopo un momento di silenzio)
Ti fia reso, o anch' io morrò.
( ascende velocemente alla riva: Alaide lo segue
sbigottita)
32 ATTO
Alai. Odi ••• arresta.
( Arturo si precipita nel lago )
Voci lontane. Un uom nell'onda!
Alai. Ciel soccorso! [cade in ginocchio nel
luogo dove fu ferito Valdeburgo )
Voci più vicine. Aita, aita!...
SCENA XV.
Accorrono da varie parti gli abitanti del lago con fiaccole. Osbur-
go seguito da uomini armati si presenta sulla rupe ov' è pro-
strata Alaide ; la vede e la solleva da terra.
Coro La straniera ! ... sangue gronda.
Alai. Sangue ! ... o ciel ! ...
( scende inorridita : tutti la seguono )
Coro Perché smarrita ?
Parla ... parla ... qual eccesso ! ...
Qual misfatto hai tu commesso ?
Osh. (Questo acciar di sangue intriso
Riconosci ?
Alai. Ah ! lo ravviso ...
Lo ascondete agli occhi miei ...
Ch' io noi vegga ! ... orror mi fa.
Coro Empia ! forse ? ...
Alai, (fuori di sè ) Ah ! sì,, son tale ...
L'amor mio fu a lui fatale ...
Io T uccisi, lo perdei ...
Per me pena il ciel non ha.
Coro Tu omicida ! ... ah ! sì, lo sei ...
Te la scure punirà.
( Un momento di silenzio : tuona, lampeggia ? fi-
schia il vento nella foresta. Alaide è delirante )
PRIMO 33
Alai. Un grido io sento ...
Suonar per l' onda ...
Egli è un lamento
Di lui che muor.
Ciascun si taccia ...
Nessun risponda ...
Ei mi rinfaccia
Un empio amor.
Ai suoi lamenti
Vi unite, o venti ;
Prorompi, o tuono,
Accusator.
Io V ho perduto ...
10 Tho voluto ...
Non v' è perdono
A tanto error.
Coro Paventa, indegna,
11 ciel si sdegna ;
T5 annunzia il folgore
Il suo furor.
(La tempesta è al colmo.'— Oshurgo e gli armatila
circondano e la traggono seco. Cala il sipario)
FINE DELLTATTO PB1M0.
3
il 'I 7 X> § IS (Q f) l !£) |
SCENA PRIMA
Gran sala ove si raduna il Tribunale degli Speda-
beri, alla cui giurisdizione è soggetta la provincia :
Porta in prospetto.
Air alzarsi del sipario, i Giudici sono tutti assisi sui lor scanni,
e in mezzo a loro in seggio più elevato è il Priore che pre^
siede al Tribunale : da un Iato, dinanzi ai giudici, è Orsburgo
accompagnato dai terrazzani, che, da lui sedotti,' depongono
contro Alaide. La sala è circondata di guardie.
JlPr. Udimmo. Il tuo racconto
Avvalora i sospetti. A lei dinante
Sosterrai tu quanto hai riferto a noi ?
Rifletti ancora.
E dubitar ne puoi ?
Quel che vid' io soltanto, e vider meco
Tutti costor, narrai. Piacesse al cielo
Ch' ella sgombrar potesse ogni sospetto!
JlPr. L' accusata si guidi al mio cospetto.
Osb. ( Ardir. Non puote Arturo
Custodito smentirmi, e compro ha P oro
Chi lo trasse dall' onde e a lui soccorse. )
Coro Eccola.
ATTO SECONDO
SCENA li.
A laide in mezzo alle guardie : essa è coperta da un gran velo
nobile n è il contegno, e nel tempo istesso modesto. Il prio
he T osserva alcuni momenti, quasi colpito di qualche rimem
branza.
JlPr. ( E a tanto error costei trascorse ?
Ti appressa ... e il ver rispondi.
Chi sei tu ?
Alai. La Straniera. A me tal nome
Die la sventura, e cancello per sempre
Il nome eh' io portava ai dì ridenti.
10 P obbliai.
// Pr. ( Qual voce ! e quali accenti ! ... )
Jeri fu morto, e spinto
Valdeburgo nel lago, e tu sul lido,
Di sangue intrisa, rinvenuta fosti
Sbigottita, tremante. Il tuo terrore,
11 tuo stesso parlar, ed il mistero
In cui ti avvolgi, son bastanti a farti
Comparir delinquente.
Discolparti puoi tu ?
Alai. Sono innocente.
Il Pr. Fosti di tanto eccesso
Tu spettatrice ?
Alai. No.
Il Pr. Vedesti almeno
La vittima ?
Alai. Neppur.
// Pr. Perchè dicesti
Ch' era ali* ucciso V amor tuo funesto ?
Alai, (tace vivamente commossa)
56 ATTO
Il Pr. Perchè ? favella.
Alai. Mio secreto è questo.
Il Pr. Sciagurata ! lo svela.
11 segreto ti perde.
Coro In tua difesa
Nulla produr puoi tu ?
Alai. Nulla.
IlPr. Ii< non sai
Qual t' aspetta destiti ?
Coro Morte ò sospesa
Sul capo tuo.
SCENA III.
Arturo si precipita nella sala affannoso ed anelante.
Art. Morte cadrà sul mio.
Tutti Arturo !
Art. Ella è innocente : il reo son io.
Osb. Giudici, noi credete ...
Egro ei giacea ... vaneggia ancor ... delira.
Art. Ribaldo ! E chi t' inspira
Si ria menzogna ? Io Valdeburgo uccisi^
Lo giuro, o Cavalier, io che furente,
E ben lo sa costui,
Un mio rivai credei punire in lui.
Alai. (Misero !)
Osb. (Ei si è perduto.)
Coro (E il ver parlo?)
Il Pr. Straniera, udisti il Conte.
Ex desso F uccisor ?- Tu taci ? - Assolta
Non sei perciò : complice sua creduta
Esser tu puoi.
Art, Complice mia !
SECONDO
Coro. La scure
Ambiduc può colpir nel punto istesso.
SCENA IV.
Si apre la porta in fondo, e si presenta Valdeburgo
pallido, e avvolto in bianco manto.
(Sorpresa generale)
Vaia1. Ambi fian sciolti.
Grido generale. Ah ! Valdeburgo !
Alai, (arretrandosi sbigottita) E desso.
(silenzio e terrore generale)
Vald. Sì, li sciogliete, o Giudici,
Non avvi in lor delitto :
In singoiar conflitto
Caddi d' Arturo al piè.
Coro. Oh! qual prodigio !
IlPr. E sorgere
Te dalla tomba io miro !
VaJd. Bando al terror: miratemi :
U aura vital respiro :
Del lago in mezzo ai vortici
Un Dio soccorse a me.
Tutti Tu vivi? (Alai, si getta nelle sue braccia)
Art. (per correre a lui) Ah gioia !
Vald. Scostati:
Morto son io per te.
Meco tu vieni, o misera,
Lungi da queste porte,
Ove celar le lagrime
Ti scorgerà la sorte ;
Tomba ove ignota scendere
La terra a te darà, (per trarla seco)
38 ATTO
Art. Oh ! Valdeburgo !
Vald. Arrestati :
A me straniero or sei.
Coro Odi : partirsi incognita
Non può da noi costei.
La ìegge il vieta: scoprasi.
Vald. (tornando in dietro si rivolge al Prio.)
A lui si scoprirà.
Alai. ( ritira il velo in modo che sia veduta dal solo
Priore)
Il Pr. Ah! (maravigliato)
Alai. Taci.
// Pr. (al Coro.) Uscir può libera . . .
(ad Alaide.) A noi perdona, e va.
(// Coro che avea circondato A laide e Valde-
burgo rispettosamente si scioglie, e lascia li-
bero il passo a Valdeburgo)
Coro. ( Tanto confuso il Preside !
Così per lei commosso \)
Art. (Me la rapisce il barbaro,
E oppormi a lui non posso ! )
Coro ( Mistero inesplicabile !
Costei chi mai sarà ? )
Vaici. Ella perdona^ ed ultimo.
Eterno addio vi dà.
( V aldeburgo conduce seco A laide: la porta del
fondo si chiude. Il Coro rimane maravigliato.
Arturo si allontana in atto di estrema desola-
zione.)
SECONDO
SCENA V.
Il Priore^ Osburgo, Cavalieri e popolo»
//. Pr. Tu che osasti mentir a questo iti faccia
Augusto tribunal, trema. - Se astretto
Da possente cagion, lascio per ora
Impunito il misfatto, io noi perdono*
Osb, Se reo son io, noi sono
Che di soverchio zel. . .
77 Pr. Alla tua colpa
Scuse non ricercar, se investigarne
Le cagioni io non cerco. - Esci, e presente
Abbi al pensiero ognor, che i passi tuoi
Son esplorati, e a me fuggir non puoi.
( Osburgo parte col popolo)
SCENA VI.
Il Priore e i Cavalieri.
Il Pr. » Voi che presenti foste
» A sì mirabil caso, e interrogarmi
» Non vi attentate, forse un dì potrete
« Di tanto arcano sollevare il velo»
?j Per or vi basti, e il cielo
» Ne chiamo testimon, che la Straniera
» Giustificata è appien ; che donna in terra
» Non avvi al par di lei scevra di colpa ^
m Che non è cavalier chi ancor P incolpa.
(partono)
4o
ATTO
SCENA VIL
Interno della capanna ov'' abita la Straniera,
Arturo entra guardingo ec.
Art. A tempo io giungo . . . Ei non partì . . . qui trasse
La soffrente Alaide. - » Udirmi, udirmi
r> Dovranno entrambi, o di mia man trafitto
79 Vedermi qui . . . sulle vietate soglie.
t Vadasi or tosto - Ahi ! qual timor mi coglie !
Con qual cor, con qual fronte
Di Valdeburgo sosterrò P aspetto,
Io sciagurato, io tinto
Del sangue dell'amico? . . . Ebben, vendetta
Prenda dime qual vuol, purch'ei m'ascolti,
Pur clic un istante sol vegga il mio pianto !
( va per entrare: si presenta Valdeburgo)
Valà. Tu qui!...
Art. Deh ! Valdeburgo . . .
Vaici. E osar puoi tanto ?
Chi ti conduce a me ?
Art. Dolor, rimorso,
Vergogna, amor, tutti gli affetti insieme
Che più straziano un cor. - Oh ! tu che amico
Mi hai stretto al sen? del mio soffrire estremo
Tu non avrai pietade? A me per sempre
Chiuder vorrai le braccia?
JSald. Il sangue sparso
Fra noi s1 innalza, e ci divide, e tronca
Ogni legame che nostri alme unìa.
Lasciami.
SECONDO 4 i
Art. Non andrai . . . mi uccidi in pria.
(arrestandolo)
Vald. Che vuoi da me? Che ardisci
Sperare ancor?
Art H tuo perdono e quello
DelP offesa Alaide*
Vald. Il mio . . . s5 ei puote
Consolarti un istante ... io noi ricuso }
Quel d? Alaide . . . solo in ciel V avrai.
Art Ch' io V implori da lei . . .
Vald. Da lei? Giammai.
Art. E chi potrà vietarmi
di' io mi prostri al suo pie ?
Vald. Tu il chiedi ? Il vieta
D? Alaide la vita, e la sua pace.
Egra, languente giace.
Priva di sensi quasi . . .
Art. Ella ! gran Dio !
Sgombrami il passo ... io son furente, insano ...
Vald. Fermati, e un' altra volta arma la mano.
Sulla salma del fratello
T^apri il passo, a lei t'invia :
Del mio sen tu sai la via,
Non ti resta che ferir.
Art. Ah pietà ! . . non io favello ^
È un amore disperato , . .
È il dolor di un cor piagato,
E V angoscia del morir.
Vald. (Infelice!)
Art. A te mi prostro . . . (supplichevole)
Ch' io la vegga un sol istante!
Vald. Vanne dunque, e reca, o mostro,
Morte a lei col tuo sembiante . . .
/,2 ATTO
Leggi in volto alla giacente
Il terror di te presente;
Da quel labbro scolorito
Odi un muto maledir ! . . .
Art. Ah ! n'ori più . . . così abborrito ?
Vald, Tu lo merti ...
Art. Oh rio martir !
Vald. Tu togliesti alla dolente
Ogni speme di riposo . . .
Tu tradisti un'innocente
Che ti amò, ti elesse sposo. . .
Un amico hai tu trafitto . . .
Violato onore e fè . . .
Oual ti resta far delitto?
Chi più reo sarà di te ?
Art. Ab! non sai di un core ardente
II deliro tormentoso . . .
Offuscata è la mia mente,
Per me il cielo è tenebroso . . .
Altra luce non vegg'io
Che Alaide innanzi a me.
Ah ! morir, morir desio
Se più guida a me non è.
Vald. Forsennato ! e insisti ancora ì
Art. Che far debbo? Chi mi regge?
Vald. Alaide all' ultitn'ora
Ti favella e a te dà legge . . .
Art. Tarla . . . parla.
Vald. Estingui in petto
Un dannato e cieco alletto . . .
D' Isoletta alfln pietoso,
Porgi a lei la man di sposo,
E tranquilla e consolata
SECONDO 43
Alai'de ancor vivrà.
Art. Viva, ah ! viva, e sia placata . . .
Il mio cor s' immolerà.
Ma in mercede almen di questo
Sacrificio a cui m'appresto...
Sia presente in quel momento,.. ,
Mi sostenga nel cimento . . .
La virtù ch'io non avrei.
Un suo sguardo a me darà.
Vaiti. E obbedir prometti a lei?
Art. Lo prometto.
Vald. Ebben verrà.
Tergi il pianto, e vanne ornai
A mertar perdono e pace:
Del coraggio che non hai
All' aitar sarai capace . . .
Il tuo cor rigenerato,
Nuovi sensi acquisterà. ..
La memoria del passato
Come sogno sparirà.
Art Ah! se me non vuoi spergiuro,
Se a soffrir mi vuoi capace;
Non parlarmi del futuro,
Non offrirmi un ben fallace . . .
Quanto io sono sventurato,
11 tuo core appien lo sa . . .
La memoria del passato
Sol con me morir potrà. ( partono)
44
ATTO
SCENA Vili.
Gabinetto <T Isoletta nel castello di Montolino.
Isoletta sola. Ella è in abito dimesso, e profonda-
mente addolorata.
Ne alcun ritorna? . . . Oh! cruda,
Dolorosa incertezza! Ognun mi lascia
Quel che avvenne ignorar. - Tutto è mistero.
E tristezza, è squallor quanto qui vedo.
Àrtur abbandonò . . . che più richiedo ?
Se al crudele intatto io serbo
Il candor della mia fede,
Ah ! perchè, perchè non riede
All' amplesso del suo ben ?
Questa è pure la mercede
SCENA IX.
Coro di Cavalieri e detta.
Vieni all' ara, Artur t' attende :
E fia vero? A tanta gioia
Troppo angusto è questo sen.
Con qual foco , dell' Imene
Le catene - io bacierò !
DelP amore - al dolce incanto
Tutto il core-schiuderò •
Sul mio petto-qual diletto ! -
Padre e sposo stringerò.
A sì tenero momento -
Di contento-morirò.
Coro
Isol.
SECONDO
Coro Son cessate ornai le pene,
Schiudi V anima al contento.
Un sì tenero momento
Ogni affanno compensò.
SCENA X.
Atrio che mette al tempio degli Spedalieri.
(Il luogo è occupato dal corteggio nuziale )
Dame e Cavalieri.
Coro
Dame E dolce la Vergine
Qual luna modesta
Che i teneri desta
Pensieri del cor.
Cava. E fervido il giovine
Qual sole di maggio
Che avviva d5 un raggio
La prole dei fior.
Dame Oh ! quanti costarono
Sospiri agli amanti
Quegl' occhi brillanti
Di onesto pudor !
Cava. Oh ! quante destarono
D'amore scintille
Le ardenti pupille
Spiranti valor !
Tutti Ma fu di mill5 anime
La fiamma negletta :
D' Arturo è Isoletta :
Ex scelta d' amor.
Tal gode alP anemone
Superbo fiorente,
46 ATTO
Vi'ola innocente
Unire il cultor.
SCENA XI
Il Conte di Montolino; Isoletta e Arturo ;
indi Valdeburgo Alaide.
(Isoletta ha in capo una corona di rose.)
Mori. 33 Dolce di un padre al cor suona la voce
33 Che plaude al lieto evento, onde son paghi
33 DelP Armorica i voti, e il desìr mio.
Isol. 3> (Impallidisce Artur.)
Art. (Dove son io !)
Mori. 33 Siate presenti al rito,
33 Ed ai paterni a'ugurj unisca i suoi
3> La sincera amistà, V amor, la fede.
(Esce dalla folla Valdeburgo. Una donna coperta
d'un gran velo si presenta da lontano e si nascon-
de dietro i monumenti delV atrio^ non veduta da al-
cuno. Arturo si accorge di Valdeburgo e gli corre
incontro.)
Art. Valdeburgo !
Vald. (Coraggio : ella ti vede.)
Isol. Arturo !
Art. (senza badare a Isol.) (Io tremo ... il piede
Mi sostiene a fatica.) (a Valdeburgo)
Isol. {avvicinandosi a lui) Artur non m7 odi ?
33 Ne un guardo sol, uè un detto
A me rivolgi ? . . .
Art. (scuotendosi) Io . . . si t: ascolto ... io debbo
A te sola pensar ... ed in te sola
Sono assorti i miei sensi.
[suona la squilla del tempio il quale s"* illumina.)
SECONDO
SCENA XII.
47
Il Priobe con alcuni Cavalieri si presenta alla gran porta.
// Pr. Già dell'altare al piò fuman gP incensi.
Voi soli attesi siete.
Mon. Andiate : la destra
Porgi alla sposa tua.
Art. {con sommo turbam.) Va. . . mi precedi . . .
Tutto all' uopo disponi . . . ultimo io chiedo
Con lei venirne.
Mon. Al tuo volere io cedo. {parte)
SCENA XIII,
Arturo, Isoletta, Valdeburgo, e Alaide nascosta.
Vald.(Q\\e far vuoi tu ? Rammenta
1 giuramenti tuoi.)
Art. ^ (Misero!)
Isol. (osservando Art. con somma ansietcì)
E quale
Sul tuo volto pallor ? Che volgi in mente ?
Art. Non so ... Qual uom demente,
Non conosco me stesso . .. Ah ! quel ch^ io soffro
Immaginar non può pensiero umano.
Vald. (Infedeli)
Art. Ma son teco . . . Ecco la mano.
Stringila oinai ... ti affretta
Pria che tolta ti venga ...
{Isoletta stende la mano tremando. Si mostra A lai-
de : le fugge un sospiro, e piega il capo sur un
mona mento.)
/f8 ATTO
Alai. Ah!
Art (yeggendo A laide) Cielo 1
Isol. EN fredda . . .
Fredda come il tuo cor . ♦ . Oh Arturo 1 Arturo !
Perchè mi hai lusingata?
Non più Imene per me . . . non sono amata !
(Si copre il volto lagrimando. Valdeburgo la sostiene.)
Vald. Si ! tu il sei.
{Con fermezza prendendo per un braccio 1 r solet-
ta, e dando urì occhiata di rimprovero ad Ar-
turo?)
Isol. Noi fui giammai.
Dal mio ciglio è il vel caduto.
Art. Oh Isoletta ! . . . tu non sai . . .
Isol. Io so tutto.
Alai. (Oh cielo ! aiuto !)
a 4
Vald. c (Sei presente ad Alaide (ad Arturo)
1 Ella t' ode, o maneator.)
Is., Art. j (Qual sarà dolor che uccide,
e Alai. \ S5 io resisto al mio dolor !)
A rt. Deh ! perdona . . .
Isol Taci, Arturo . . •
Infelice io non vo5 farti :
Da' miei mali i tuoi misuro . . .
Sciolto sei .. . da me ti parti. -
Lungi, o rose : a me si addice
Trista benda di squallor.
(Si strappa la ghirlanda nuziale. A laide si scuole,
e si avanza risolutamente.)
sllai. Ferma.
Vald. (EN dessa.)
Art. ( Oh me infelice !)
SECONDO /f9
Isol. A che vieni ?
Alai. A farti cor.
Isol. Chi sei tu, che in tal momento
Hai per me cotanto zelo ? . . .
Alai. La Straniera. (scoprendosi)
Isol (attonita) Oh mio spavento !
Alai, (li prende entrambi per mano.)
All' aitar vi chiama il cielo :
Ubbidite - me seguite . . .
Là comincia il vostro amor.
{A laide strascina seco nel tempio Arturo e Isoletta,
senza dar loro il tempo di riaversi. Valdeburgo li
segue.)
SCENA XIV.
Dopo alcuni momenti esce dal tempio Alaide : ella è
tremante, agitata e quasi fuori di sè.
Alai. Sono ali1 ara . ... Barriera tremenda
Fra noi sorge . . .ed io stessa 1' alzai!
Più non veggo . . . ardo, agghiaccio a vicenda . . .
Non V amore, la speme lasciai.
(Sl 'inginocchia, e stende le mani al cielo pregandolo.)
Ciel pietoso, in si crudo momento
Al mio labbro perdona un lamento . . .
EN P estrema favilla -d' un foco
Che fra poco - più vita non ha. é
Se i sospiri, se i pianti versati
I tuoi sdegni non hanno placati.
Questo almeno ti renda propizio
Sacrifizio - che il core ti fa.
(Odesi musica religiosa nel tempio: un Coro intona
P inno nuziale. Alaide sorge sbigottita, e porge
V orecchio.)
4
V
5o ATTO
Coro Pari all' amor degli angioli,
Nume, è il lor casto affetto . . .
Ascenda al tuo cospetto
Come d' incensi odor.
Alai, (durante il canto) Ahimè ! comincia
Il rito nuzial ! . . . Fuggiam . . . non posso . . .
Vacilla il piò . . . Tutto vuotar, gran Dio,
Questo nappo crudel, tutto degg' io.
Coro Stringi le due belP anime
Come i beati in cielo . . .
Come in un solo stelo.
Fiore si unisce a fior.
Alai Ah ! sì . . . felici
Vivano insiem ... Ma più non oda Arturo
Il mio nome suonar. Udiam . . . Silenzio
(cessa la musica
Succede ai canti del devoto Coro . . .
Il giuramento ... è proferito ... io moro.
(si abbandona a! piedi di un monumento.)
SCENA XV.
Odesi tumulto dal tempio e gridare di molte voci. Da li a poco
n' esce Ahturo precipitosamente, e come fuori di sè. Alaide
si scuote.
Coro Vaneggia ... Il passo , . . sgombrisi . . .
(di dentro)
Sostengasi Isoletta . . .
Art. Ancor ti trovo. Reggendo Alaide)
Alai. » Ahi misera !
Art. Seguimi. . . il passo affretta.
» Da me volean dividerti . . .
SECONDO 5i
33 Giammai. . . tu sei con me.
(P afferra per un braccio)
Alai. Ah ! che mai tenti ?
Art O vivere
O morir teco io tento.
Alai. Lasciami.
Art. Vieni . . .
Alai. , Ah ! sentimi . . .
Art. Sol le mie furie io sento.
{strascinandola)
Alai. Aita, aita !
A rt. 5? In vano . . .
33 Non mi uscirai di mano }
?? Chi primo s' awiòina,
33 Morto ca#rammi al piè.
(snuda la spada)
SCENA ULTIMA.
Il Pbiobe degli Spedalieri, Coro e Popolo : tutti
accorrendo, poi Valdebubgo.
JlPr. Chi veggo ? La Regina !
Tutti Regina !
Art. Quale ? ov' è ?
(vivamente percosso)
HPr. Tu l'hai presente . . . Mirala ;
Onora Agnese in lei.
Spenta è Isemberga, e riedere,
Regina, al soglio dèi.
Mi annunzia il lieto evento
Con questo foglio il Re.
5b ATTO SECONDO
Art. Sovra il mio corpo spento
(si scuole, e si precipita innanzi ad Agnese)
Ritorna al soglio. (si trafigge)
Tutti Ahimè / (inorriditi)
Alai. Arturo! Arturo ! (per accorrere a lui)
J^ald. (arrestandola) Scostati.
Deh ! si soccorra.
Tutti Ei muore.
Alai. Muore ! cT amore è vittima.
Del mio funesto amore . . .
HPr. Regina!
Vald. Agnese !
Tutti (confortandola) Calmati,
Riedi, deh ! riedi in te.
Alai. (nelV estrema disperazione.)
Or sei pago, o ciel tremendo,
Or vibrato è il colpo estremo . . .
Più non piango - più non temo
Tutto io sfido il tuo furor.
Morte io chiedo, morte attendo }
Che più tarda, e in me non piomba ? . .
Solo il gelo della tomba
Spegner puote un tanto amor !
Tutti Ah ! lo spirto P abbandona . . .
Ciel perdona -un tanto error !
(Alaide si abbandona fra le braccia del Coro)
fise del Melodramma.